Qualche mese fa ero seduta sul divano quando ho ricevuto un messaggio da mio marito. Non l'ho aperto subito, ma ho visto dalla preview che si trattava di un video inoltrato. Quando ho aperto la chat, senza far partire il video, ho riconosciuto subito la coppia di amici di mio marito e il loro bimbo di 3 anni. Avevo già capito tutto.
Nel video, il bambino aveva un messaggio da mandare a tutti gli amici dei genitori: "Divento un fratello maggiore!". E il padre sottovoce: "devi dire anche quando?". E il bimbo: "nasce ora!". Il padre ridendo: "No, non ora (ah ah ah), ad Agosto!". Poi lui si mette in primo piano e urla alla telecamera: "Francesca è incinta di una bambina e nasce ad Agosto!!!", riprendendo lei che sorride, mostra la pancia appena accennata e mandano un saluto finale tutti e tre insieme.
Ho chiuso il video. Ho risposto a mio marito con un freddo: "Congratulazioni a loro". Non avevo provato un briciolo di gioia, non avevo minimamente sorriso. Avrei solo voluto urlare.
Dall'altra parte, però, mi chiedo: una coppia che aspetta un figlio può non rendersi conto che mandare un video cumulativo (lo stesso, identico, per tutti gli amici) sia un'idea carina per loro, ma una potenziale bomba a mano per chi sta soffrendo da anni ed è in mezzo a cicli di IVF?
Questa storia riassume la totale cecità emotiva del "mondo fertile". Chi concepisce con facilità non lo fa per cattiveria, ma ha un enorme superpotere di cui spesso abusa senza accorgersene: l'incoscienza. Non sa cosa significhi calcolare i giorni, piangere su un referto, o vedere il proprio futuro congelato in una provetta. Hanno il privilegio di non aver mai dovuto pensare che una gravidanza possa essere una notizia dolorosa per qualcuno.
È difficile immaginare che dall'altra parte dello schermo ci sia una persona che, nello stesso momento in cui legge il tuo annuncio, sta aspettando l'esito di una beta, ha appena ricevuto una telefonata dal centro PMA o sta facendo i conti con l'ennesimo tentativo fallito.
Chi non ha attraversato tutto questo spesso vive la gravidanza come un evento esclusivamente positivo: una gioia da condividere, una sorpresa da annunciare, una festa da organizzare. Non vede la seconda faccia della medaglia. Non perché sia egoista, ma perché quella faccia non l'ha mai conosciuta.
Vuoi dare la tua bellissima notizia, ed è un tuo sacrosanto diritto festeggiare. Ma a mio avviso ti dovresti porre questa domanda: "Come faccio a dirlo senza farli star male?"
La risposta non è nasconderlo: lo scoprirebbero comunque e si sentirebbero esclusi o "derubati" della verità. La risposta è la delicatezza strategica.
Il modo migliore in assoluto per dirlo è scrivere un messaggio privato qualche ora prima (o il giorno prima) rispetto all'annuncio ufficiale al resto del gruppo o sui social. Il testo scritto, e non una chiamata o un incontro di persona, garantisce la privacy emotiva: dà loro il tempo di incassare il colpo, piangere sul divano in totale libertà, sfogare la rabbia, digerire la notizia e scriverti una risposta sincera e calorosa quando avranno ricomposto i pezzi. Al telefono o di persona, questa protezione non esiste.
Un annuncio empatico deve fare due cose: dare la notizia e, nello stesso secondo, validare il dolore di chi riceve. Deve far capire che la loro situazione non è stata dimenticata nel momento della tua gioia.
Quel video di gruppo, in fondo, non era un atto di crudeltà. Era solo l'ennesima prova che il mondo fertile non sa, e probabilmente non potrà mai sapere davvero, cosa significhi ricevere quella notizia da dove sto io. Non gliene faccio una colpa. Ma se un giorno dovessi essere io a scrivere quel messaggio a un'amica in PMA, vorrei farlo diversamente: in privato, con le parole giuste, lasciandole lo spazio di essere ferita prima di essere felice per me. È il minimo che ci dobbiamo, tra chi questo percorso lo ha vissuto e chi no.