Spoiler: non è andata come nei film.
Paola
dopo il transfer ✦
Sono cresciuta con l'idea che volere un figlio fosse un desiderio esaudibile in un attimo. Invece, a 39 anni, dopo tre anni di tentativi andati a vuoto e un polipo dispettoso che ci ha rubato tempo prezioso, io e mio marito ci siamo ritrovati catapultati in una realtà che non avevamo minimamente previsto.
La PMA.
Ricordo ancora quella visita di 30 minuti, post isteroscopia operativa per controllare che la rimozione del polipo fosse andata bene. Eravamo convinti che quell'operazione fosse la fine dei nostri problemi, la chiave che avrebbe finalmente sbloccato tutto.
E invece, la dottoressa ci disse a bruciapelo che se stavamo cercando un figlio, data soprattutto la mia età, non c'era più tempo da perdere. Dovevamo iniziare la FIVET, e dovevamo farlo al più presto.
In quel momento, semplicemente, non ci avevo capito niente. Ero passata dal "abbiamo risolto, tolto il polipo tolto il problema" al "non hai più tempo" in un battito di ciglia.
L'aver capito poco o niente ci ha portato a resistere alla PMA, rifugiandoci in integratori e buone abitudini, sperando ancora una volta nel miracolo naturale.
Mi ripetevo le stesse frasi odiose che mi sentivo dire: "Rilassati e vedrai che arriva", "Vai in vacanza che tornate in tre", o mi rifugiavo nelle classiche storie della cugina dell'amica rimasta incinta appena smise di pensarci troppo.
Ma la nostra realtà non seguiva quei consigli non richiesti. Ogni mese il ciclo tornava, puntuale e spietato, a gridarmi in faccia che la vacanzina, il relax e i miracoli degli altri a noi non bastavano. Avevamo bisogno di una strategia, non di un luogo comune.
La dottoressa aveva ragione. E così abbiamo deciso di iniziare a lottare.
I primi 4 cicli sono stati un fallimento totale: non siamo riusciti a ottenere nemmeno una blastocisti. Non c'era nulla da trasferire.
Ma non ci siamo arresi. Al quinto tentativo, in una clinica che ha finalmente saputo cucirmi addosso un protocollo personalizzato, abbiamo ottenuto quello che per noi era un miracolo: 3 blastocisti di ottima qualità.
Sembrava fatta. E invece la PMA sa essere crudele: i transfer non sono andati bene.
Ed è partendo da quella consapevolezza, da quel protocollo finalmente azzeccato, che ho deciso di darmi un'altra possibilità. Affronteremo il sesto ciclo tra pochi mesi, ma questa volta ho deciso di non farlo in solitudine.
E per questo motivo ho deciso di creare questo posto, per me, per te e per tutte noi, insieme a un'amica speciale: Frida.
Questo sito vuole essere una community di amiche online (e perché no, anche offline) dove possiamo incoraggiarci, scambiarci file utili e affrontare insieme questo complicato mondo chiamato PMA.
Qui non sei una statistica. Sei una di noi.
Io e Frida siamo pronte. E tu?
Entra nel club, è gratis